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Mentre il mondo continua ad interrogarsi sui rischi fisici e psicologici del sonno condiviso, moltissime mamme istintivamente scelgono di dormire insieme al loro bambino: questo può venir fatto consapevolmente, in serenità, oppure con il dubbio di sfidare tabù e pericoli.
Vorrei che questo articolo aiutasse le mamme a dormire serenamente con il loro bambino, anche se ha pochissimi giorni, anche se le preoccupazioni sono tante, se ne sentono il bisogno: il sonno condiviso può essere utilissimo!

 

Cosleeping, una pratica sicura ed utile

Prima di tutto, è importante conoscere le condizioni che lo rendono sicuro: qui sotto ne indico i punti, condivisi dai più attuali studi sulla SIDS.
In secondo luogo, ma fondamentale per il nostro focus, è bene sapere che è stato ampiamente dimostrato che questa pratica migliora l’avvio dell’allattamento e la sua durata.
Molto spesso le mamme, quando escono dall’ospedale dopo il parto, hanno una percezione vaga dei bisogni notturni del proprio bimbo: il rooming-in parziale, le separazioni e l’uso di integrazioni, possono aver falsato la relazione e l’allattamento.
A questo si può unire un’opposizione materna ad assecondare i ritmi sonno veglia del piccolo e le sue richieste di vicinanza e di contenimento, dovuta a suggestioni più o meno fondate.
Molte mamme per questo raccontano di essere rimaste spiazzate fisicamente ed emotivamente dalle prime notti con il loro bambino!
A questi disagi possono conseguire ingorghi al seno e crescita non adeguata del bambino perché, una volta raggiunta la montata lattea, a causa di tutti questi motivi, l’allattamento può proseguire su ritmi non fisiologici.
Per parafrasare il dott. Sears, è bene che una mamma sappia già in gravidanza che l’allattamento – e in generale l’essere genitore – non sono attività “a mezza giornata”: la notte il neonato ha pressoché gli stessi bisogni e gli stessi ritmi del giorno, per cui averne consapevolezza e conoscere strategie utili può aiutare a gestire questa fase della giornata in modo semplice, riducendo ansie e affaticamento.

 

Cospleeping ed allattamento al seno

La soluzione istintiva a molte difficoltà notturne può essere appunto tenere il bimbo accanto a sé.
Allattare da sdraiate nello stesso letto o, a seconda dei bisogni, con un letto “sidecar” – affiancando un letto singolo o un lettino con la spondina abbassata al letto in cui dorme la madre, ben assicurati fra loro – dormendo accanto al proprio bambino, consente ad entrambi di godere di una stimolazione multisensoriale davvero preziosissima: sentendo il profumo, il calore, il respiro, il battito cardiaco l’uno dell’altro, il sonno può risultare meno disturbato.
Il tutto risulta anche utile ai fini dell’avvio e del mantenimento dell’allattamento: il contatto pelle a pelle, che il sonno condiviso incoraggia e mantiene, è infatti un veicolo molto importante per la produzione degli ormoni dell’allattamento.
Il sonno condiviso è decisamente efficace rispetto a problemi di produzione inadeguata, di rifiuto del seno e difficoltà varie di gestione dell’allattamento.
Questo non perchè allattare condividendo il sonno sia un “metodo”, ma perché rispetta la norma biologica: molte mamme e bambini sono in questo modo soggetti a minori interferenze e distrazioni nell’allattamento e si sentono più a loro agio.

 

Le posizioni per allattare da sdraiate

Le due posizioni principali in cui allattare un neonato da sdraiate sono:sul fianco e supina.
Entrambe consentono alla mamma di essere comoda, al bambino di poppare efficacemente riducendo molte difficoltà che si possono presentare in altre posizioni e ad entrambi di vivere questo gesto anche nel dormiveglia.
È necessario utilizzare, almeno all’inizio, una serie di cuscini che sostengano testa, spalle e schiena, in modo da sentirsi completamente rilassate, sicure e di non avere tensioni muscolari.
Il rilassamento della mamma è fondamentale anche per poter attaccare al meglio il bambino e seguirlo durante la poppata.

Nella posizione sul fianco possono essere usati due cuscini leggermente sfasati a sorreggere la testa e le spalle e uno posizionato dietro alla schiena, in modo che la mamma possa appoggiarvisi rimanendo sul fianco per tutto il tempo che serve, senza irrigidirsi.
Il bimbo è posizionato sul fianco anch’esso e, a seconda della sua altezza e della comodità della madre, può mettere la testa sul suo braccio o direttamente sul materasso.
Il braccio della mamma cinge comunque il corpo del bambino dando ulteriore stabilità alla posizione e proteggendo il corpo del piccolo, così come le sue gambe, ripiegate in modo da proteggere le estremità del bambino.

Nella posizione semisdraiata da supina, i cuscini servono a farle mantenere una inclinazione di circa 30 gradi con testa e schiena e di sostenere, se necessario, anche le braccia.
Quando il bimbo è piccolo, la mamma abbraccia il bambino e lo tiene fra i due seni: in questo modo il bambino stesso può ricercare il capezzolo guidato dal suo profumo, in modo da sollevare la testa e da ricadere su di esso con la bocca ben spalancata.
Alcuni bambini preferiscono essere allattati nel dormiveglia e  queste due posizioni consentono di farlo.
Entrambe le posizioni, sfruttando la forza di gravità, possono essere utili in caso di difficile gestione delriflesso di emissione forte.
La seconda posizione può essere utile inoltre in caso di attacco poco profondo e quindi anche di frenuli linguali corti.

 

Quando non è consigliato il sonno condiviso?

Ecco alcune pratiche ritenute potenzialmente poco sicure collegate alla condivisione del letto e al dormire insieme.

•esposizione al fumo dell’ambiente e madre fumatrice

•condividere sofa, poltrone e divani con il bambino

•condividere materassi ad acqua o materassi fatti in materiale soffice

•condividere il letto in presenza di spazi fra testata e materasso in cui il bambino potrebbe rimanere incastrato

•mettere il bambino a dormire nel letto dell’adulto nella posizione prona o di fianco

•uso di sostanze alcoliche o droghe che alterano i sensi da parte dell’adulto che condivide il letto

•condividere il letto con altri bambini

Molto interessante da consultare e il sito del dott. James McKenna, il maggior esperto sul sonno di mamme e bambini, che ha un laboratorio di ricerca in questo campo e che ha redatto delle linee guida per la sicurezza del sonno condiviso.

 

 

Rita Perduca 

IBCLC – Pavia

389 4510536 

ritaperduca@allattamentoibclc.it 

 

 

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