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Quasi tutte le mamme che hanno allattato si sono ritrovate almeno una volta a pensare di non avere abbastanza latte.

Come si fa a capire se la sensazione di avere poco latte corrisponde a verità?

Innanzitutto bisogna considerare alcuni parametri, primo fra tutti l’aumento di peso settimanale del bambino. Se un bambino cresce troppo poco (meno di 140 gr alla settimana nei primi tre mesi), bisogna valutare insieme ad una IBCLC i motivi per cui c’è una scarsa crescita. Non è sempre, infatti, la mancanza di latte a causare una crescita insufficiente. Alcune volte la mamma produce latte a sufficienza (o persino troppo), ma il bambino non riesce a prenderlo perché ha una suzione inefficace (le cause possono essere molteplici, ma a titolo di esempio, posso citare l’ipotonia della bocca, il frenulo della lingua troppo corto, uno spazio intraorale troppo ampio etc etc) o perché la mamma ha un riflesso di emissione troppo forte (ovvero spruzza il latte con molta energia) e il bambino ne è sopraffatto. La valutazione di una poppata da parte di una IBCLC è essenziale per capire dove stia il problema e trovare una soluzione.

Molte mamme asseriscono di avere poco latte in base a delle sensazioni che, spesso, non corrispondono alla realtà dei fatti. La sensazione di avere il seno sgonfio, ad esempio, non è sempre indice di insufficienza di latte. Nelle prime 6 settimane dopo il parto, le madri hanno il seno molto teso e “gonfio”. Questa sensazione di pienezza non è data solo dalla presenza di una grande quantità di latte, ma dalla compresenza di molti fluidi che vanno ad occupare gli spazi fra le cellule: il cosiddetto “edema”. Dopo circa 6 settimane, questo edema scompare, lasciando la mamma con la sensazione di avere un seno sgonfio e floscio e, per l’appunto, senza latte. In realtà, di latte ce n’è tanto quanto prima, se non di più. Quello che se ne è andato è solo acqua!

Un altro motivo, per cui molte mamme pensano di avere poco latte, è l’irrequietezza del bambino che si manifesta, specialmente, durante le ore serali. La sera è pur vero che c’è meno latte che di mattina, in termine di grammi prodotti, ma è altrettanto vero che il latte prodotto la sera è molto più grasso e quindi con un potere calorico molto superiore. L’irrequietezza, inoltre, può essere causata da molti fattori. In questi casi, il controllo dell’aumento di peso settimanale, ci confermerà o meno che l’irrequietezza sia data da un’ insufficiente apporto di latte.

Quando viene accertato che la produzione di latte sia insufficiente, si passa a determinarne le cause. Per approfondire questo argomento vi consiglio la lettura dell’ articolo che trovate qui:

davvero tutte le mamme hanno il latte?

Per riuscire a capire il perché delle cose che leggerete in seguito, è importante capire come funziona la produzione di latte. Potete trovare un approfondimento qui:

allattamento a richiesta o a orario?

Ora che avete imparato quali sono le cause più comuni di una ipogalattia (avere poco latte) e come funziona la produzione di latte, non rimarrete sorpresi nello scoprire che, per aumentare la produzione, la prima cosa da fare è aumentare la stimolazione e il drenaggio del seno.

Nei primi giorni dopo il parto questo è particolarmente importante perché aumentano i recettori per la prolattina che si trovano sulla membrana basale dell’alveolo mammario, cosa che permette, in seguito, a mantenere una buona produzione.

Come si stimola il seno? Innanzitutto, aumentando il numero delle poppate (dalle 8 alle 16 al giorno) e, se ciò non fosse sufficiente o il bambino non potesse essere allattato direttamente al seno per varie ragioni (bambini prematuri ricoverati in ospedale, bambini che rifiutano o non riescono ad attaccarsi al seno, ad esempio), si ricorre all’ausilio di un tiralatte elettrico professionale ad attacco doppio. L’attacco doppio è particolarmente importante per due motivi: innanzitutto perché, tirarsi il latte da tutte e due i seni contemporaneamente, aumenta il rilascio di prolattina e poi perché fa risparmiare la metà del tempo che la mamma passa attaccata al tiralatte. Chiedete ad una IBCLC quali sono le tecniche più efficaci per spremere il latte con un tiralatte. E’ importante infatti concordare un progetto di azione a seconda della particolare situazione della mamma e del bambino in questione.

Tiralatte professionali che, oltre ad estrarre il latte, stimolano la produzione di latte si trovano a noleggio presso molte farmacie, articoli sanitari e anche negozi di articoli per bambini (la vostra IBCLC potrà illuminarvi in merito ai rivenditori della vostra zona). Generalmente i tiralatte manuale o elettrici da acquistare sono di un efficacia molto inferiore a quelli che si possono noleggiare. 

Il latte tirato, ovviamente, va conservato e usato nel caso si dovesse dare una integrazione al bambino, oppure surgelato per necessità future.

Se il bambino si attacca al seno, invece, è importante controllare che la suzione sia efficace. Alcuni bambini, infatti, possono stare attaccati al seno per molto tempo, riuscendo a drenare il seno in maniera limitata e, di conseguenza, assumendo meno latte del necessario. Questo fatto ha come conseguenza, non solo la scarsa crescita del bambino, ma anche la diminuzione effettiva della produzione. 

Vanno valutati i motivi, perciò, di una scarsa produzione e far vedere una poppata ad una IBCLC non è mai una cattiva idea, dato che i due motivi principali per una scarsa produzione sono una cattiva gestione dell’allattamento e l’inefficacia della suzione da parte del neonato.

Un fattore che incide moltissimo sulla produzione di latte è il contatto pelle-a-pelle fra bambino e mamma: questo contatto fa aumentare gli ormoni coinvolti nella lattazione, rilassa la mamma che avrà, perciò, un facilitato riflesso di emissione (che si traduce in un miglior drenaggio del seno e di seguito, un aumento della produzione di latte). Il bambino, a sua volta, attiverà i sui istinti primordiali molto efficacemente, riuscendo ad attaccarsi e a poppare con più efficacia. Si suggerisce, perciò, l’uso di una fascia portabebè o di un marsupio adatto ai neonati per tenerlo addosso con un contatto pelle-a-pelle più esteso possibile.

Il contatto pelle-a-pelle favorisce anche la colonizzazione batterica del neonato con i batteri che sono presenti sul corpo della mamma. Il latte materno conterrà proprio gli anticorpi specifici contro questi batteri. Il bambino, inoltre avrà una maggiore stabilità termica e respiratoria (il bambino modula il suo ritmo respiratorio su quello della madre). Ricordiamo che il “kangaroo mother care”, detto anche terapia marsupio, è usato con i bambini prematuri proprio per questi motivi. 

E che dire dei galattogoghi, ovvero quelle sostanze che aumentano o dovrebbero, presumibilmente, aumentare la produzione di latte? 

Come avevo premesso, tutte le mamme, ad un certo punto hanno avuto, almeno una volta, la sensazione di avere poco latte, sia che questo corrispondesse a verità, sia che fosse solo una sensazione fallace. Per questo motivo, fin dall’antichità, si sono cercati metodi (preghiere, ad esempio) e sostanze che aumentassero la produzione di latte. Alcuni di questi metodi si sono tramandati di generazione in generazione, entrando nella cultura popolare di una certa zona. Tutt’oggi, molti sfruttano questo timore delle donne per proporre l’ultimo ritrovato miracoloso per aumentare la produzione di latte, spesso usando erbe che, nella nostra tradizione popolare si dicono essere efficaci in tal senso. 

Molti studi scientifici sono stati fatti per testare l’efficacia di tali sostanze. I risultati evidenziano che nessuna sostanza è efficace, se non si aumenta la stimolazione e il drenaggio del seno. Per questo motivo, il primo passo da fare è proprio questo, dato che spessissimo risulta essere sufficiente per raggiungere una piena produzione. In alcuni casi però, né l’aumento delle poppate, né le sessioni aggiuntive col tiralatte, né la correzione eventuale dei problemi di suzione del bambino, riescono a far raggiungere alla madre il risultato sperato. Bisogna aggiungere, inoltre, che a volte è particolarmente importante raggiungere o mantenere la piena produzione di latte, come, ad esempio, nel caso di un bambino prematuro o ospedalizzato a cui il latte materno è particolarmente indispensabile per la sua salute, già tanto appesa ad un filo. In questi casi si può anche valutare l’idea di assumere un galattogogo. Alcune sostanze, naturali o di sintesi, che si sono dimostrate efficaci, sulla base di seri studi scientifici, ad aumentare la produzione di latte. E’ importantissimo, però, che la madre valuti, insieme al suo medico, l’opportunità di assumerli o meno, in quanto, sia le erbe che i farmaci, hanno degli effetti collaterali che possono essere controindicati in caso di particolari problemi di salute della madre. Esorto le madri a non fare di testa propria, andando a comprare l’ultima tisana che  vende l’erborista o il farmacista (perlopiù inutile e qualche volta dannosa) o a procurarsi sostanze, magari efficacissime, senza aver prima consultato un medico. 

Detto questo, ecco un link esaustivo sui galattogoghi:

galattogoghi

Un ultimo cenno sull’alimentazione della madre: è senz’altro importante che la madre segua una dieta sana, bilanciata e variata con un adeguato apporto di liquidi. Non è vero che bisogna mangiare più del necessario per produrre abbastanza latte, così come non è vero che bisogna bere più di quanto il senso di sete indicherebbe. Bere troppo, anzi, sembra che faccia leggermente diminuire la produzione di latte. Prese da mille incombenze, con un neonato appena arrivato, spesso le mamme “dimenticano” di mangiare e bere a sufficienza: è importante stare attente in tal senso. Non ci sono alimenti o liquidi, come la tanto popolare birra, che abbiano effetto nell’aumentare la produzione di latte (anzi, l’alcool passa nel latte facilmente, producendo dei danni al bambino anche molto gravi, se si esagera con le quantità). 

L’ultima raccomandazione è quella di cercare di rilassarsi. Lo stress e l’ansia inibiscono il riflesso di emissione e, di conseguenza, ristagnerà latte nel seno, inibendo l’aumento della produzione.  Si può ascoltare la musica, massaggiarsi il seno durante la poppata o al tiralatte, visualizzare fiumi di latte che scorrono, accarezzare il bambino mentre poppa o tenerselo vicino mentre si usa il tiralatte. Le mamme che hanno il bambino separato da loro, possono guardare una foto o pensare al loro bimbo. Sono tutti suggerimenti che servono per innescare il riflesso ossitocinico che fa partire il riflesso di emissione.

Può darsi che, nonostante tutto, non si riesca ad arrivare ad una piena produzione. In questo caso non scoraggiatevi: sebbene potreste aver bisogno di integrare con del latte donato da una banca del latte o con del latte artificiale, al momento dello svezzamento, a sei mesi d’età, il cibo solido andrà a sostituire l’integrazione e, se vorrete, potrete allattare ancora molti mesi o anni, se lo desiderate.

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